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Piatto ricco mi ci ficco. È il “claim” del numero in edicola ricco di argomenti per una scorpacciata di prove (ben sessanta pagine) e molto altro ancora per un inizio d’anno alla grande.

“Siete open o fly?” È, infatti, il titolo  della nostra guida alla scelta della barca per l’estate. Una domanda secca che vi aiuterà a scoprire la vostra vera anima attraverso otto novità (60 pagine) tra le più importanti del mercato. Divise per tipologie, vi sveliamo prestazioni, pregi, difetti e costi.

 

Iniziamo dagli open e molliamo gli ormeggi a bordo del Pershing 5X, proposto per la prima volta con trasmissioni Ips. La “piccola” del cantiere non vi deluderà in termini di prestazioni con i suoi 36 nodi di velocità massima.  

Per gli amanti delle linee supersportive il Rizzardi 48 IN è un open hard top con tre cabine, due bagni e living con cucina sottocoperta.  E con due Man da 730 cavalli con eliche di superficie “volerete” a 45 nodi.

Dalla Francia arriva il Bénéteau GT 46, veloce e con un layout flessibile, l’ammiraglia della flotta Gran Turismo conquista grazie al design ricercato.

Il Rio Colorado 44 è un open hard top con linea moderna e sportiva proposto con Cummins in linea d’asse o Volvo con pod Ips. Gli interni offrono tre cabine e due bagni più un terzo ambiente sfruttabile come salotto, studio o lavanderia.

Debutta nella categoria Fly l’Azimut 66 Fly che, grazie all’utilizzo del carbonio in coperta e sovrastrutture, offre spazi e volumi da primo della classe. E le sue prestazioni non sono da meno: con due Caterpillar da 1.150 cv viaggia a oltre 32 nodi di massima e 27 di crociera.

La Spagna propone il Rodman Muse 54, un flybridge curato nei dettagli che offre tanto spazio negli esterni  e tre cabine con due bagni sottocoperta. Ottimo il comfort in crociera grazie a un’efficace insonorizzazione.

Campione di spazio e comfort è l’Absolute 50 Fly, il 15 metri italiano che si distingue per stile e qualità di costruzione e offre interni con tre cabine e due bagni.

Chiudiamo alla grande, con il “piccolo” di casa Ferretti, il 450. Lungo 14,20 metri, il 450 è un fly dai grandi spazi. Sottocoperta due o tre cabine e altezze degne di un 50 piedi. Con una coppia di Cummins da 550 cv con trasmissioni in linea d’asse tocca i 31 nodi.

 

E per la vela? È il Najad 450 CC a fare da capofila. Il nuovo modello non smentisce la fama del cantiere svedese: è robusto, ben costruito e fatto per navigare in sicurezza e comfort con tempi duri. Raffinato nell’estetica, è sufficientemente veloce anche con poco vento.

Scendiamo di taglia a bordo del  Sunbeam 22.1, natante agile e sportivo, pensato per divertirsi in giornata, navigare per un paio di giorni e per qualche veloce e appassionante regata. Facile da condurre, costruito come si deve, ha quattro posti letto e deriva pivotante.

Infine vi proponiamo il test di un natante a motore che arriva dal Nord: Arctic 25 Commuter, pilotina veloce dallo stile scandinavo con qualità nautiche eccellenti.

 

E per fuggire dal freddo, vi proponiamo un itinerario in catamarano nei giardini di corallo della Polinesia Francese.

 

Editoriale

Nautica e autolesionismo

 

L’aumento retroattivo dei canoni demaniali sarà il nuovo colpo da infierire alla nautica italiana? Non è bastata la devastante tassa di proprietà del governo Monti che ha provocato la fuga di oltre 40.000 imbarcazioni verso altri lidi e che, a fronte dei 22 milioni di euro incassati, ha prodotto un buco di 800 milioni nelle casse dell’erario? A quanto pare no. Il passato non insegna nulla visto che stiamo parlando, un’altra volta,  di una nuova mazzata che potrebbe avere effetti disastrosi su un settore convalescente da una crisi non ancora archiviata. 
Per capire cosa “bolle in pentola” cerchiamo di fare un passo indietro. L’aumento contestato faceva parte della Legge di Stabilità del 2007, è stato oggetto di un contenzioso decennale in diverse sedi civili e amministrative, e rinviato alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi tra poche settimane (dalla data in cui andiamo in stampa) sulla sua legittimità. 
Oggetto della “disputa” è l’applicazione retroattiva della normativa sulle concessioni turistico-ricreative e, quindi, anche quelle relative ai porti turistici, che modifica le condizioni dei contratti firmati dagli investitori con lo Stato. Tale legge stabiliva canoni diversi per le concessioni concernenti il diporto, in quanto riconosceva come importanti gli investimenti connessi alla realizzazione di queste opere i cui canoni avrebbero dovuto essere determinati con decreti a parte. Più oneroso era l’investimento per la costruzione delle opere, complete di tutti gli accessori e le pertinenze – che, tra l’altro, sarebbero rimaste proprietà dello Stato - minore sarebbe dovuto essere il canone. 
La Legge di Stabilità del 2007, però, ha ribaltato questo principio, applicando canoni maggiori a quelle infrastrutture che erano state realizzate con maggiori investimenti. 
Gli aumenti in questione riguardano 26 opere disseminate lungo la penisola (fonte Assonat-Ucina)per un totale di 15.000 posti barca complessivi: da 45.000 a 75.000 euro all’anno circa per i marina più “piccoli” (dieci porti da 100 a 500 posti barca) e da 100.000 a 250.000 euro per le più grandi (16 porti da 501 a 980 ormeggi). 
Quale il ritorno finanziario stimato per lo Stato? Il gettito, secondo l’Osservatorio Nautico Nazionale (ente di rilevazione, studio e monitoraggio del diporto nautico riconosciuto dal Ministero dei Trasporti), sarebbe di circa 3,5 milioni di euro contro una presumibile perdita di 15.000 ormeggi e 190 milioni di euro di indotto economico…. Ma non è tutto. L’aumento comporterebbe la conseguente dispersione di 2.484 posti di lavoro: tradotto “in soldoni” l’aumento dei canoni produrrebbe la perdita di altri 4 milioni di euro. Senza dimenticare che tale aumento, come da copione, verrebbe ribaltato sugli utenti finali. 
Bene, se questa è la cornice in cui “debutta” il nuovo anno, non ci rimane che constatare, per l’ennesima volta, quanto nel nostro Paese manchi una visione complessiva del settore, così come una memoria degli errori del passato e del dovere istituzionale per cui, oltre a imporre imposte per il funzionamento della macchina statale, si dovrebbe costruire, creando benessere e lavoro. 
La ripresa in atto (+17,5 per cento, dati 2015 sul 2014 fonte Ucina) doveva essere lo stimolo per lo sviluppo del comparto e la creazione di una cultura comune (mi scuso per l’espressione fuori moda) a tutti i protagonisti in campo. Confidiamo, quindi, nel verdetto dell’Alta Corte affinché la prossima estate non sia testimone di un nuovo esodo di esiliati verso porti più accoglienti.
 
 
di Marta Gasparini