Suzuki makò 68

La famiglia dei Makò si arricchisce di un altro modello. Dopo il 58 è arrivato il 68. I Makò riprendono alcuni degli stilemi dei famosi Zar come il disegno della carena e il layout del piano di coperta, ma si differenziano per estetica e funzionalità. Sparisce, infatti, la zona prodiera in vetroresina che ha reso celebri gli Zar ed è sostituita da tessuto gommato, fatta eccezione per il musone incollato ai tubolari. Il piano di coperta del 68 segue schemi consolidati: una buona larghezza a prua per aumentare la superficie calpestabile, sfruttabile grazie a soluzioni come il tavolo da picnic amovibile o il prendisole estensibile con una prolunga, la modularità del divanetto di poppa che funge da secondo prendisole. La consolle di guida è decentrata e dal disegno classico con parabrezza basso. Anche la seduta del pilota è modulare (lo schienale è ribaltabile) per aumentare la superficie del prendisole di poppa. Non manca a bordo lo spazio per lo stivaggio: a prua è stato ricavato un gavone ampio e ben rifinito in controstampata. Altri spazi si trovano anche nella seduta prodiera fronte marcia, in consolle e a poppa nel divanetto. Lo spazio è ben organizzato per gli impianti e sufficiente a contenere dotazioni e borse da viaggio. La dotazione si serie, però, penalizza il Makò 68: molti accessori, alcuni importanti come il tendalino, le plancette con l’impianto doccia e il salpancora elettrico, sono optional.

Abbiamo provato il 68 sul lago  Maggiore, a Stresa.  A poppa il Suzuki DF 140 e a  bordo siamo in quattro.  La postazione di guida ha  spazio per due persone, ma  il parabrezza è un po’ troppo  basso. Sul cruscotto troviamo  spazi adeguati per strumenti  ed elettronica. Dopo questa  prima analisi, accendiamo il  motore e usciamo dal porto:  stacchiamo la scia a poppa  dopo 4,5 secondi, con tre  secondi in più viaggiamo a  oltre 20 nodi.  Sono necessari, invece, ben  31 secondi per raggiungere  da fermi la massima velocità  registrata dal Gps di 34,1 nodi  con trim su e motore che gira  a 6.200 giri. L’ottima carena a  V profondo e angolo diedro a  poppa di 24° garantisce navigazioni  asciutte grazie anche  ai particolari tunnel laterali in  carena per contenere spruzzi  e beccheggio.  Soddisfacenti i consumi: a un  regime di crociera di 4.500  giri vengono bruciati appena  25,7 litri per un’ora di navigazione.  Salgono a 37,3 litri se si  vuole correre a oltre 28 nodi  a 5.500 giri e a 47,3 se si porta  a fondo corsa la manetta con  gli strumenti che segnano  una velocità di 34 nodi. Nella  media i valori di rumorosità,  che consentono di navigare  in comfort anche a velocità sostenute...