Pedote e le roux al comando!

A bordo del trimarano classe Multi50 FenêtréA-Prysmian insieme al francese Erwan Le Roux, Giancarlo Pedote è l’unico italiano in gara alla Transat Jacques Vabre, regata oceanica di circa 5.400 miglia da Le Havre in Francia a Itajaí in Brasile. Dopo una partenza (il 25 novembre scorso) difficile con una serie di tempeste che hanno messo a durissima prova barche e uomini, i due sono, per ora, al comando della classe con un vantaggio di oltre 440 miglia dal secondo, Ciela Village di Thierry Bouchard e Olivier Krauss. Pedote e Le Roux hanno da poco lasciato alle spalle il famigerato Pot-au-Noir, zona equatoriale di bassa pressione caratterizzata da venti molto deboli.

 

Un incubo per chi è al comando, una chance per chi è in ritardo. La zona ha infatti un’estensione variabile e a seconda del punto di ingresso, il suo attraversamento può essere più o meno veloce. FenêtréA-Prysmian e Ciela Village hanno scelto una rotta più a ovest, mentre Arkema di LalouRoucayrol e César Dohy sono rimasti più a Est, passando attraverso l’arcipelago di Capo Verde.

 

Riguardo alla scelta di dove entrare per attraversare il Pot-au-noir abbiamo chiesto un commento direttamente a Giancarlo Pedote, raggiunto con una telefonata nel mezzo dell’Atlantico. “La nostra classe, insieme a quella dei maxi trimarani Ultime, ha diritto ad avere il routier, una figura a terra che segue il meteo 24 ore al giorno, quindi noi qui a bordo non ci siamo preoccupati di questa scelta, il nostro routier ci ha dato il punto di ingresso e l’abbiamo rispettato. Devo dire che la scelta è stata azzeccata, perché abbiamo avuto un Pot più corto di Akema, che passando a Est è rimasta bloccata più a lungo di noi. Ciela Village ha invece seguito una rotta simile alla nostra e ha avuto i medesimi benefici. Chi entra più a est lo fa perché, dopo nell’aliseo di Sud-Est, ha un angolo più aperto al vento e si guadagnano 2/3 nodi di velocità. Statisticamente però, c’è l’80 per cento di possibilità di prendere un Pot-au-Noir più denso e largo e restare bloccati”.

 

Ora, con l’avvicinamento al Sud America, quali sono le prossime scelte che faranno la differenze in termini di velocità?

“Bisogna stare attenti a non andare troppo vicini alla costa brasiliana ed evitare la zona di transizione tra gli alisei e il regime costiero del Brasile per non rallentare la corsa. Da ora in poi si viaggia sempre con gli alisei, tra poco avremo uno spostamento di vento verso sinistra e dovremo piazzare al momento giusto una strambata. All’arrivo a Itajai troveremo un fronte freddo stazionario e dovremo fare attenzione a scegliere la rotta giusta”.

 

Giancarlo ci racconta poi le emozioni che sta vivendo a bordo del trimarano, dove non è affatto tutto “romantico” come gli appassionati di vela potrebbe immaginare: “in regate come queste, quando sei in coppia, uno pensa a navigare mentre l’altro riposa, i ritmi sono molto serrati e le emozioni vengono messe da parte. Sei immerso in una bolla di pura competizione, puro sport e cerchi solo di essere concentrato al timone, capire la prossima mossa. Siamo su una macchina che viaggia a oltre nodi che salta tra le onde, e tu con lei, ci sono rumori infernali e mangiare e dormire è molto complesso. Non hai tempo fermarti a pensare."

 

Rispetto alle tue precedenti esperienze in solitario, come ti stai trovando a navigare in coppia?

“È tutto più rilassante, riesci ad avere un sonno più regolare, ti alimenti meglio, nei momenti più duri fai le manovre insieme. È tutto più gestibile. In barche del genere navighi sempre vicino alle prestazioni massime, da solo non potresti lasciare tutto per dormire navigando a oltre 20 nodi. Insieme hai la possibilità di condividere punti di vista, scambiare informazioni sul meteo e sul vento ed è un grande arricchimento. Per il resto non parliamo molto di altro, abbiamo poco tempo”.

 

di Alberto Mariotti

 

http://www.giancarlopedote.it/

http://www.transat-jacques-vabre.com/