Per prima cosa è bene sapere dove si passerà la notte, se in porto, in rada o in navigazione. Se abbiamo bisogno di fare acqua, spesa o abbiamo semplicemente voglia di sgranchirci le gambe facendo più di 20 passi tutti in fila, beh allora il porto è la scelta migliore.
Al momento dell’ingresso una barca ordinata e non troppo chiassosa ha moltissime probabilità in più di essere sistemata in un buon posto rispetto a una con la musica a tutto volume, gente che urla e tutta la biancheria appesa fuori. Se, al contrario, abbiamo optato per una notte in rada, soluzione di certo più suggestiva, ci saranno un po’ di cose cui dovremo prestare attenzione.

La scelta della baia

Deve essere ovviamente piacevole, ma soprattutto che sia ben ridossata dai venti presenti e da quelli previsti (ricordiamoci di ascoltare il bollettino prima di ormeggiare e di sentirlo di nuovo prima di andare a dormire). Nella scelta della giusta insenatura, oltre ai venti, consideriamo il fondale.
Il portolano ci indica se è buon tenitore, quindi se passeremo una notte tranquilla o se ci sveglieremo ogni ora per controllare attorno a noi. Se possibile, è una buona sicurezza supplementare ormeggiarsi anche con una cima a terra (o più di una), che, soprattutto in caso di vento da terra, ci garantisca che staremo ben fermi nella posizione che abbiamo deciso. Se siamo in flottiglia, un po’ di attenzione supplementare nel dare ancora ci garantirà ancora più sicurezza. Il primo quindi la darà un po’ sopravento, il secondo meno, e così via, fino agli ultimi, che invece la daranno un po’ sottovento, in caso la direzione dovesse cambiare.

Mantenere la barca asciutta


Bene, abbiamo ormeggiato e siamo sicuri che le nostre manovre ci permetteranno una notte tranquilla, ora possiamo goderci la magia del posto. È il momento più bello che ci sia in una vacanza in barca, c’è chi fa il bagno, chi esplora la terraferma, chi fa la doccia e chi l’aperitivo.

Il solito guastafeste però, cioè lo skipper, ha già in mente che cosa succederà di lì a due ore, cioè che l’equipaggio si lamenterà perché il pozzetto è bagnato, perché lo shampoo è caduto in mare eccetera. Purtroppo è il ruolo che lo impone, ma con pochi, piccoli accorgimenti, la serata sarà tranquilla e non ci saranno lamentele. Ad esempio, il bagno al tramonto è splendido, così come fare la doccia a poppa. Ricordiamo però che il teak ha bisogno del sole per asciugare, quindi se lo bagniamo all’ora del tramonto, mangeremo con il sedere umido. Basta ricordarsi di passare all’esterno dopo l’ultimo tuffo della giornata!
Circa una mezz’ora dopo il tramonto poi, in Mediterraneo specialmente, scende l’umidità. Proprio così “scende” perché arriva come una minuscola pioggerellina, assolutamente impercettibile, finché non si scivola sulla barca bagnata.
Per proteggere almeno la zona che vivremo di più, apriamo la cosa più simile a un ombrello che abbiamo in barca, cioè il tendalino. Se ci ricordiamo di farlo ogni sera al tramonto, avremo sempre il pozzetto asciutto.

A proposito di umidità, come quasi tutti sanno, il sale attira l’umido. Se durante il pomeriggio, preso da un colpo di sonno, qualcuno si sdraia in cuccetta con addosso il sale dell’ultimo bagno, stia sicuro che fino all’ultimo giorno di vacanza la sua cuccetta lo accoglierà tutte le sere con le lenzuola umide e poco confortevoli. Per evitarlo, senza rinunciare al sonnellino, basta ricordarsi di sdraiarsi sopra il telo da mare, in modo da non lasciare il sale sulle lenzuola.

Lo stesso discorso vale per il pavimento della dinette. Se durante il giorno abbiamo camminato con i piedi bagnati dopo un bagno in mare, possiamo essere certi che la sera i paglioli saranno super scivolosi. In questo caso la migliore soluzione è passare uno straccio bagnato con acqua dolce la prima volta in porto.

Gli impianti idraulici, il tallone d’Achille

Chiunque vada in barca sa bene che i bagni sono la prima cosa che può causare problemi e spesso anche molto fastidiosi. Per prima cosa parliamo dei malfamati wc. La pompetta, quell’attrezzo infernale che troppo spesso si rompe, in realtà è forse la parte più maltrattata di tutta la barca. Troppa gente pretende che possa smaltire quintali di carta, pezzi di stoffa o assorbenti. Non è così. Facciamo attenzione a che cosa buttiamo nel wc. Altro argomento relativo al wc, assolutamente da ricordare, è che i tubi di scarico sono parecchio lunghi: da dietro la pompa passano spesso sotto il lavello dove ci sono le valvole per chiuderli, poi si dirigono verso poppa e finalmente finiscono in acqua.

Dunque se diamo solamente poche pompate di scarico, inevitabilmente, l’utente successivo troverà che quasi tutto quello che abbiamo cercato di scaricare è tornato indietro. Non lesiniamo sui movimenti della pompa di scarico, dopo tutto non è così una gran fatica.

Dopo una bella doccia siamo super rilassati e difficilmente ci pensiamo, ma bisogna scaricare l’acqua. In bagno c’è un pulsante che aziona la pompa di svuotamento. Una cosa che spesso ci si dimentica è che sotto al pagliolo della doccia, c’è un ampio spazio dove l’acqua si accumula, anche se non la vediamo. Se ci dimentichiamo di scaricarla, alla prima bolina questa tornerà a farsi vedere, senza gravi danni, per carità, però lasciando il pavimento tutto bagnato.

Per svuotare anche questo spazio, dopo la doccia, azioniamo la pompa finché non sentiamo un rumore come quando da piccoli si beveva con la cannuccia e alla fine si facevano i rumori perché non veniva più su niente.

Sempre a proposito di tubi, quelli della cucina, come tutti quelli della barca, sono di gomma. È bene ricordarsi questo piccolo particolare quando si scola la pasta, perché l’acqua bollente li cuoce e con il tempo finisce per romperli, lasciandoci in un mare di guai. Se noi e chi ci ha preceduto abbiamo fatto attenzione, non avremo alcun problema.

Come evitare quindi di mandare l’acqua appena tolta dal fuoco giù per lo scarico? Non diciamo di scolare la pasta a poppa direttamente in mare, perché tutto quel girovagare con la pentola in mano sarebbe davvero rischioso, però possiamo ad esempio, mentre scoliamo, mandare giù anche dell’acqua di mare, con l’apposita pompetta, se c’è, in modo da diluire l’acqua di cottura e raffreddarla un po’.

Se la magica pompetta non ci fosse, un’ altra soluzione può essere quella di scolare tenendo il tappo del lavandino chiuso e mandare giù l’acqua solamente dopo che si sia raffreddata un po’.

I nostri consiglie

Prima di chiudere questa parte, due veloci consigli. Uno: la barca è un ambiente ristretto, l’ordine è essenziale alla buona convivenza. Due: lo skipper ha bisogno, in caso di improvviso cambio del tempo, di potersi muovere in un batter d’occhio, quindi il tavolo da carteggio deve essere sempre sgombro e il pozzetto di notte lasciato in ordine; non si può pensare che sotto un forte colpo di vento chi deve fare le manovre inciampi nel portacenere, nella bottiglia di Rum o in asciugamani non stesi per bene.