Contenuto

Una copertina dal sapore sportivo con il bel maxi olandese Brunel, protagonista alla Volvo Ocean Race in partenza da Alicante l’11 ottobre.

C’è tantissima Italia nelle barche in partenza: dalla partecipazione di Alberto Bolzan (unico italiano in regata) a bordo di Team Alvimedica alla costruzione degli scafi, fino ai cordami. Aziende forti e apprezzate in tutto il mondo di cui vi raccontiamo le storie.

 

Fiore all’occhiello del numero di ottobre è il nostro Speciale Novità con 300 modelli di barche, motori e accessori che vedremo sfilare in mare nel 2015.

 

Dall’1 al 6 ottobre si svolge il Salone di Genova, l’appuntamento clou della nautica italiana. Vela e Motore vi offre una guida ragionata all’acquisto della barca con tutti i consigli per scegliere bene e la mappa per organizzare la visita al meglio.

           

Dulcis in fundo, il nostro reportage sulla Panerai Classic Yachts Challenge, dove la vela classica festeggia i dieci anni con un circuito di regate unico al mondo con undici appuntamenti sparsi in tutto il globo. E centra l’obiettivo con un record di partecipanti e un grande spettacolo.

 

Vela e Motore è disponibile in tutti i formati digitali: per smartphone, tablet e computer.  

 

E per le notizie dell’ultima ora, gallery e video, seguiteci nel nostro sito www.velaemotore.it

 

Sommario

3 EDITORIALE
4 CONTRO EDITORIALE Ripartire dal brand di Alberto Galassi
7 L’OPINIONE Il valore dell’Associazione di Massimo Perotti

 

NEWS
16 La voce dei lettori
22 Eventi
32 Leggi, Balzelli & Co. di Christian Signorelli

 

SALONE DI GENOVA
36 Rotta su Genova
42 Organizzare la visita
44 Premio Barca dell’Anno

 

SPECIALE NOVITÀ 2015
Barche a vela
48 Guida alla scelta
52 Natanti a vela
60 Barche a vela 10-14 m
72 Barche a vela 14-24 m
86 Barche a vela oltre 24 m

 

Barche a motore
94 Guida alla scelta
98 Natanti a motore
110 Barche a motore 10-15 m
124 Barche a motore 15-18 m
132 Barche a motore 18-24 m
140 Barche a motore oltre 24 m
148 Catamarani
156 Gommoni
162 Motori fuoribordo
164 Motori entrobordo
168 Impianti
172 Elettronica

 

In navigazione
176 Attrezzatura
182 Manutenzione
185 Comfort

 

 SPORT
188 Volvo Ocean Race Sfida sugli oceani di Lamberto Cesari
194 Notiziario Sportivo di Alberto Mariotti
198 Panerai Yachts Challenge, dieci anni di passione di Paolo Maccione

 

IL GIORNALE DEL NAVIGANTE
204 Scafi d’Epoca di Tino Brigan
206 Porti e approdi
209 Libri & Libri
210 Piccoli annunci
214  Elenco prove

Editoriale

Governo, ancora più determinazione

 

La situazione della nautica non può essere migliore di quella del Paese. In questi termini ha esordito Massimo Perotti, presidente di Ucina (leggi il suo intervento), alla presentazione milanese del Salone di Genova. «Il settore sta soffrendo tantissimo – ha precisato – anche se, dalla Costa Azzurra, dove si è appena concluso il primo dei saloni autunnali, arrivano timidi segnali di ripresa».

 

Una radiografia tanto crudele quanto indiscutibile dello stato di salute del settore che, dal 2008 ad oggi, in termini di fatturato è calato da 6,2 a 2,4 miliardi di euro con una contrazione del 65 per cento. Se dalla manifestazione francese giungono cenni di speranza, allora proprio a Genova potrebbero consolidarsi e avere la loro “certificazione”.

 

Il Nautico, quindi, potrà e dovrà assumere il ruolo di pietra angolare e rappresentare lo snodo di tutto il mercato non soltanto italiano e mediterraneo, ma anche essere “termometro” in ambito europeo. Una prospettiva di svolta attesa anche dalla politica tanto è vero che, per l’inaugurazione, è prevista la presenza di Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, a sottolineare la vitale funzione economica di tutto il comparto.

 

Dal registro telematico alla riduzione dell’Iva dal 22 al 10 per cento per il transito nei marina resort (per citare i più recenti) sono molti i provvedimenti che hanno visto la luce e altri, come ad esempio l’attesa riforma del Codice della Nautica, sono ora in discussione.

 

Una serie di interventi che costituiscono un impulso positivo affinché il comparto emerga dalla situazione critica in cui versa. Ma è soprattutto necessario che il Governo non si limiti a improrogabili nuove leggi e decreti, ma intervenga in maniera forte soprattutto sul potere paralizzante di una burocrazia assurda per portare l’efficienza della pubblica amministrazione su standard europei.

 

E’ questo il vero blocco che soffoca il Paese e strangola anche la nautica.

Un blocco fatto di gruppi di pressione, di interessi singoli e di categorie sempre pronte a contrastare ogni forma e possibilità di cambiamento.

Questa volta, è l’interesse generale la posta in gioco, intorno a cui bisogna mobilitarsi tutti.

 

di Marta Gasparini

Controeditoriale

Ripartire dal brand

 

Per aggirare i limiti imposti dalla crisi occorre puntare sul marchio e sulla personalizzazione dettati da un mercato sempre più globale. Ecco da dove iniziare

 

Tornare al prodotto, investendo sul lancio di modelli innovativi, in grado di anticipare le tendenze del mercato nautico e accrescere la presenza internazionale e la focalizzazione sul marketing e sulle vendite. Questi, in sintesi, gli obiettivi del mio mandato per il Gruppo Ferretti, ma che, più in generale, credo possano costituire valide linee guida per un più generale rilancio della nautica nel nostro Paese nei prossimi anni.

 

Dallo scorso maggio, infatti, ho l’onore di ricoprire la carica di amministratore delegato di Ferretti Group, leader mondiale nella progettazione, costruzione e commercializzazione di motor yacht di lusso, con un portafoglio unico di prestigiosi brand tra i più esclusivi della nautica mondiale, ma la mia passione per questo settore nasce ben prima, con l’acquisto della mia prima barca, uno splendido Riva Aquarama.

 

Oggi, quindi, ho l’opportunità di mettere al servizio di un’eccellenza italiana quale Ferretti Group, nonché di un settore a me molto caro, quello nautico, la mia esperienza manageriale, maturata in contesti sfidanti, come nel caso di Piaggio Aero. Una prova molto importante, anche alla luce dei numerosi cambiamenti che hanno caratterizzato in questi anni la nautica, in generale, e il Gruppo Ferretti, in particolare.

 

Come fare quindi per vincere questa sfida? In primis, attraverso un grande prodotto: ogni cantiere deve riuscire a realizzare le migliori imbarcazioni presenti sul mercato, in termini di affidabilità, design e comfort a bordo, in grado di anticipare le richieste di armatori sempre più esigenti dal punto di vista delle prestazioni e delle personalizzazioni. Ma non solo.

Occorre quindi saper cogliere le nuove opportunità di crescita presenti sui mercati mondiali, che possono essere trovate solo sfruttando la domanda proveniente dai mercati emergenti, di una recente cultura nautica, come ad esempio, l’area APAC (Asia Pacific).

E’ proprio per questo motivo che il sistema produttivo italiano deve rallegrarsi ogni volta che si dimostra in grado di attrarre capitali provenienti da investitori globali, con una chiara prospettiva industriale, che consentano il rilancio e lo sviluppo delle nostre aziende, generando ricchezza, indotto, occupazione e costituendo un volano indispensabile per l’economia nazionale, oltre che un supporto ineguagliabile nello sviluppo nei mercati emergenti.

 

Ne è un esempio il nostro Gruppo che, forte dei propri brand e delle proprie competenze, è riuscito ad attrarre l’interesse di un importante investitore industriale quale il Gruppo Weichai, che sta investendo in ricerca e innovazione di prodotto e di processo con l’obiettivo di confermare la leadership globale delle nostre imbarcazioni, vere e proprie ambasciatrici della tecnologia e dello stile Made in Italy nel mondo, e di conquistare nuove posizioni nei mercati internazionali.

 

Un compito senz’altro non semplice, ma sicuramente alla portata di un Gruppo quale Ferretti, che al suo interno racchiude marchi che hanno fatto la storia della nautica nel mondo, ma, posso dire, anche del nostro Paese con l’obiettivo di tornare ad essere leader nella produzione di imbarcazioni a livello mondiale.

 

di Alberto Galassi

Amministratore delegato di Ferretti Group

Opinione

Il valore dell’Associazione
di Massimo Perotti, presidente Ucina Confindustria Nautica

 

Qual è il valore di un’Associazione di rappresentanza di un comparto? Questa è la domanda che io stesso mi sono posto nel momento in cui ho deciso di accettare e di dedicare tanto del mio tempo alla causa di Ucina Confindustria Nautica. La domanda è più che legittima, ma probabilmente va posta in altri termini.

 

La nostra Associazione è forte e autorevole nel mondo politico e istituzionale – gli ultimi provvedimenti lo dimostrano – va dunque chiesto, forse, se sia utile avere questa voce. O sia meglio invece disperdersi in tante – non effettive – rappresentanze, apparentemente più vicine a singoli interessi. O addirittura andare, ciascuna azienda, in ordine sparso: molte possono essere tentate, perché dimensionalmente molto grandi o al contrario molto piccole.

 

Allora, mi domando ancora: perché facciamo squadra e stiamo tutti assieme?

Questa è la risposta che mi sono dato. Nell’ultimo biennio Ucina ha operato ottenendo la conferma della protezione per i natanti, convincendo la politica a ritirare diversi disegni di legge che ne proponevano l’immatricolazione, l’obbligo di patentino, la tassazione in base alla motorizzazione.

 

L’Associazione ha fatto ridimensionare in maniera importante gli importi della sciagurata tassa di possesso del Governo Monti, escludendola prima sotto i 10 poi sotto i 14 metri e per le attività commerciali, quindi facendola dimezzare per la vela e introducendo l’abbattimento per la vetustà delle barche. Da ultimo, persino a evitare una tassa straordinaria a favore delle aree marine protette.

 

Siamo riusciti – un grande merito del mio predecessore Anton Francesco Albertoni – a far cambiare il Redditometro, che non ha più coefficienti che moltiplicavano per otto il valore delle barche.

Il recepimento della Direttiva UE sull’Iva non ha cancellato il leasing, cosa che invece stava accadendo. Quella sulle emissioni dei motori marini non ha danneggiato la produzione italiana di entrobordo e quella dei fuoribordo, come sarebbe potuto accadere se fossero prevalsi gli interessi di altri stati.

 

Per le grandi unità abbiamo avuto il reciproco riconoscimento dei titoli professionali del diporto italiani e inglesi, la cancellazione del nulla osta dell’Agenzia delle entrate per la vendita all’estero delle unità, la semplificazione delle procedure di arrivo e partenza per le bandiere estere, estese molto recentemente anche ai mega yacht con bandiera inglese autorizzati fino a 36 passeggeri. Nonché il rinvio delle norme europee per le navi mercantili che imponevano i catalizzatori anche alle navi da diporto (penalizzando per ragioni dimensionali specialmente la produzione dei cantieri italiani).

 

La portualità turistica, grazie al lavoro di Ucina, ha ottenuto la proroga delle concessioni demaniali – anche quelle dei circoli sportivi – fino al 2020, ma soprattutto il respingimento della proposta di un nuovo indiscriminato aumento dei canoni inizialmente inserita nell’ambito della scorsa Legge di Stabilità. Infine, il termine del pagamento delle concessioni demaniali è stato posticipato a fine settembre, quindi a stagione (quasi) conclusa anziché all’inizio.

 

Ucina ha finalizzato nuovi accordi con il Ministero dello Sviluppo e Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) per aumentare le risorse disponibili a sostenere la conquista dei nuovi mercati emergenti e per la valorizzazione dell’Italian style.

Ha costituito una società focalizzata sulla messa in opera di progetti commerciali per il settore, in primis del Salone Nautico Internazionale di Genova, con la governance del prodotto all’industria nautica attraverso Ucina.

 

I risultati di questa attività verranno investiti dall’Associazione per il sostegno di progetti di internazionalizzazione a favore delle aziende meno strutturate del comparto che non riescono ancora a essere presenti sui mercati più lontani in modo organizzato.

Altri importanti risultati sono proprio dell’agosto scorso. Il Governo ha approvato il decreto attuativo del Registro telematico e il Senato ha iniziato a discutere la riforma del Codice della nautica. Ma soprattutto il riconoscimento dei Marina resort, che apre all’applicazione dell’Iva turistica al 10% per gli ormeggi in transito.

 

Tutto questo è frutto di un’organizzazione, un duro lavoro quotidiano delle aree funzionali dell’Associazione, di strumenti di analisi  – come l’Ufficio studi Ucina e l’Osservatorio Nautico Nazionale – , della comunicazione, di una stabile rappresentanza istituzionale a Roma. Fino ad arrivare all’organizzazione del Salone Nautico di Genova, che per cinquant’anni ha rappresentato una straordinaria vetrina per i nostri prodotti contribuendo in modo determinante alla crescita del comparto e al rafforzamento del suo posizionamento internazionale, nonché  uno straordinario strumento di comunicazione verso la politica, i media e in generale il mondo esterno.

 

Nessuno di questi interventi di per sé farà rinascere il mercato, spingerà i consumi, o ci ridarà i posti di lavoro persi. Di questo sono certamente consapevole.

 

Quello che mi chiedo è: una tassa di stazionamento da 1.000 euro al metro, un’imposta straordinaria e il patentino sui natanti, un Redditometro super penalizzante, la cancellazione del leasing (anche se ancora se ne fa troppo poco) e tutto quanto ho appena ricordato, ci avrebbero aiutato? O ci avrebbero invece affossato del tutto? Per me la risposta è chiara ed è dandola innanzitutto a me stesso che ho accettato di assumere la guida dell’Associazione.

 

Nella consapevolezza che soltanto una rappresentanza ancora più forte a difesa del nostro comparto ci potrà permettere di costruire un futuro possibile per le nostre aziende.