Binocoli, occhi in mare

Lo dice anche la legge: il binocolo, questo oggetto legato al modo tradizionale dell’andare per mare – osservazioni, rilevamenti, l’occhio umano che è pur sempre quello che conta – è ancora obbligatorio. Ci deve essere, su ogni barca, oltre 12 miglia dalla costa. Superfluo dire che in realtà c’è su ogni barca, anche in navigazione sotto costa. Un punto di riferimento intramontabile insomma, ausilio alla navigazione da secoli. Alla faccia della strumentazione elettronica. Ma un binocolo di oggi è diverso da uno di ieri? Cosa è cambiato nell’elitario mondo delle ottiche, degli strumenti di precisione? Per saperlo siamo andati in Germania, fonte dei migliori specialisti al mondo del campo. Abbiamo visitato la sede produttiva di Steiner, leader dei binocoli marini. Trasformati, oggi, in strumenti per la visione, binocoli insomma, con in più bussole, reticoli di rilevamento. E poi: nano protezioni, sistemi antiappannamento, film ultrasottili la cui composizione è ancora, come nella fucina dell’alchimista, tenuta segreta…

Alla Steiner, del loro lavoro, uguale ma diverso da decenni, sono orgogliosi. «Qui si producono solo binocoli, solo con i migliori artigiani. E con giustificato orgoglio dichiarano: da qui escono i migliori strumenti marini al mondo. E per esserne certi, li sottoponiamo a test pesantissimi».

Ogni barca che ha partecipato alla Volvo Ocean Race del 2008/2009 aveva a bordo un binocolo Steiner Commander. Un modo diretto di mettere alla corda quelli che vengono definiti i migliori binocoli marini del mondo.

La sfida oceanica è un modo estremo di testare prodotti che fanno della resistenza a condizioni difficili uno dei propri punti di forza. Non basta avere il know-how dei sistemi ottici propri dell’area tedesca, né garantire l’applicazione a queste ottiche di sistemi e trattamenti avanzati, come i rivestimenti con film ultrasottili di metalli pesanti. O avere le migliori e più stabili bussole disponibili. Contano anche il sistema di montaggio dei componenti, lo studio accurato degli involucri, i dettagli delle valvole, delle cinghie, delle parti di gomma. Non a caso il Commander XP è stato sviluppato con John Kostecki, che prova sul campo le varie innovazioni applicate agli strumenti ottici. Ma non solo regate: sono gli strumenti a bordo delle grandi navi, dai rimorchiatori alle superpetroliere. Siamo andati a visitare la sede della Steiner a Bayreuth, vicino a Norimberga, per capire come nascono queste lenti e come è possibile per un binocolo sopravvivere a maltrattamenti, cadute ed estremi di temperatura.

Scoprendo che la produzione delle lenti d’avanguardia è un misto di antico e moderno. L’attualità sono le nanotecnologie dei rivestimenti attuati in macchine speciali, la parte tradizionale è la lavorazione fisica delle lenti, affidata ancora all’occhio e alla mano dell’uomo, dove entra in gioco la forza della tradizione tedesca nell’ottica.

 

Visita nella fucina delle lenti

Varchiamo le soglie dello stabilimento. Tre livelli, molta pulizia, può sembrare una fabbrica come un’altra, ma c’è una differenza: su un muro distante un centinaio di metri è stata tracciata un’enorme linea graduata a vernice, serve a verificare l’esattezza di alcuni parametri ottici, come il campo visivo. Tutta la parte ottica è prodotta all’interno di Steiner.

Scopriamo presto che la nascita di una strumento di qualità è un misto di nuovo e antico. Antica è la mano dell’uomo che interviene nelle fasi della molatura, nelle verifiche, nei controlli. La produzione di una lente avviene con una serie di molature di precisione, il concetto non è molto diverso da quanto avveniva ai tempi delle prime lenti, come quelle usate da Galileo nel 1610 per scoprire i satelliti di Giove o gli anelli di Saturno. Ma ovviamente la tecnica di oggi consente di limare gli errori e di verificare le curvature con la precisione di un micron, giovandosi di sistemi interferometrici. A tutta questa manualità, espressa anche nei montaggi dei prismi, si contrappone la tecnologia avveniristica dei trattamenti alle lenti, basati su macchine che operando in sottovuoto depositano per sublimazione gli stati di film sottili di metalli pesanti che conferiscono qualità speciali alle ottiche, l’antiappannamento, le proprietà antiriflesso. A questo si aggiunge la protezione invisibile: Il Commander XP è l’unico binocolo marino esistente dotato di NanoProtection. E’ un “segreto” quasi invisibile, uno strato di rivestimento in grado di respingere gli spruzzi d’acqua che dovessero investire le lenti. Le superfici restano sempre asciutte e facili da pulire.

La sorpresa arriva nel laboratorio dedicato ai test finali di collaudo. Ci aspettavamo, e infatti ci sono, macchine ottiche di controllo della precisione e il frigo-forno che sottopone gli strumenti a sbalzi di temperatura come dalla Siberia al Sahara, -50 °C + 80 °C. Ma chi si aspettava un marchingegno che simula un viaggio su un cassone di un camion con relativi scossoni, dall’Europa all’Iran?